Le alettoni e altri appendici aerodinamiche hanno radicalmente cambiato il panorama delle MotoGP moderne, portando sia innovazione che controversie. Se questi elementi sono diventati imprescindibili, la loro storia è quella di una lotta tra prestazioni e sicurezza, tra progresso tecnico ed equità in pista.
Gli inizi audaci degli alettoni
Il punto di svolta è avvenuto a metà degli anni 2010, più precisamente nel 2015, quando Ducati ha osato introdurre elementi di carenatura anteriore che hanno fatto scalpore. Queste piccole ali, simili a appendici di un altro mondo, avevano lo scopo di migliorare la stabilità delle moto in accelerazione. Infatti, man mano che le MotoGP guadagnavano potenza, mantenere la ruota anteriore a terra diventava una vera sfida. L’idea era semplice: generare un carico mirato per limitare le wheelie e consentire ai piloti di accelerare prima in uscita di curva, offrendo così un vantaggio decisivo sui loro avversari.
Perché le alette sono state inizialmente vietate
Tuttavia, questo successo fulmineo non tardò a suscitare preoccupazioni. Squadre e costruttori iniziarono a lamentarsi dei costi legati allo sviluppo aerodinamico, mentre i piloti e gli ufficiali sollevavano questioni di sicurezza. Le alette in fibra di carbonio, con i loro bordi affilati, potevano effettivamente causare gravi infortuni in caso di incidenti o anche durante i sorpassi. Questa controversia portò la FIM a vietare, nel 2016, qualsiasi appendice aerodinamica che sporgeva dalla moto.

Gli alettoni sul sellino della Ducati GP25.
Ma la sicurezza non era l’unica ragione dietro a questo divieto. L’organo di governo mirava anche a evitare che il MotoGP si trasformasse in una corsa agli armamenti, dove i concorrenti con budget stratosferici potessero dominare grazie a incessanti innovazioni tecniche.
Il ritorno degli alettoni: integrazione piuttosto che aggiunta
Questo divieto non segnò la fine dello sviluppo aerodinamico, ma piuttosto l’inizio di una nuova era. A partire dalla stagione 2017, le regole furono allentate per consentire l’integrazione di elementi aerodinamici nella carenatura, a condizione che non fossero più sporgenti o affilati. Questo cambiamento portò a una rivoluzione nel design delle moto, con forme di carenatura più complesse, pensate come canali per guidare il flusso d’aria.
Le nuove regole imponevano un numero limitato di carenature aerodinamiche per stagione per ogni squadra, previa omologazione da parte della FIM. Questo mirava a evitare una corsa all’innovazione incessante e a trovare un compromesso tra progressi tecnici e controllo dei costi.

La parte anteriore dell’Aprilia RS-GP utilizzata nel 2025 dal team Trackhouse Racing.
Quale ruolo giocano gli alettoni in MotoGP?
I cambiamenti apportati hanno segnato l’avvento dell’era moderna dell’aerodinamica in MotoGP. Oggi, le moto sono dotate di alette multi-livello, di parti laterali che fungono da canalizzatori di flusso, di diffusori e persino di alette posizionate sul braccio oscillante per ottimizzare il passaggio dell’aria. Queste innovazioni migliorano la stabilità in frenata, fluidificano la guida ad alta velocità e aumentano l’aderenza durante le accelerazioni in uscita di curva.
Tuttavia, non tutto è roseo. Molti piloti ritengono che sebbene l’aerodinamica consenta di ottenere tempi impressionanti, possa anche danneggiare la qualità delle gare. Gli alettoni generano aria sporca, creando turbolenze per un pilota che segue un’altra moto. Rimanere vicino a un avversario diventa quindi pericoloso, con un rischio aumentato di perdita di stabilità e di sovrapressione sul pneumatico anteriore.
Questa perturbazione del flusso d’aria può ridurre il raffreddamento dei pneumatici, portando a pericolosi picchi di pressione. L’aderenza diminuisce, rendendo i sorpassi più difficili. Così, alcuni piloti affermano che il MotoGP sta perdendo intensità, poiché questi effetti aerodinamici complicano i duelli corpo a corpo tanto apprezzati.

Il retro della Yamaha YZR-M1 del team Pramac Racing nel 2025.
Nuove regole nel 2027: verso restrizioni aerodinamiche
Di fronte a queste preoccupazioni, la FIM ha elaborato un nuovo regolamento tecnico per il 2027, apportando cambiamenti significativi in materia di aerodinamica. L’obiettivo è ridurre l’impatto degli alettoni e delle carenature sul comportamento delle moto per favorire gare più serrate e combattute.
Queste nuove regole limiteranno la larghezza massima della carenatura anteriore a 550 mm, rispetto ai 600 mm precedenti. Inoltre, la punta anteriore del muso dovrà essere arretrata di circa 50 mm. Gli elementi aerodinamici posteriori saranno ridotti di 10 cm, e sarà consentito un solo aggiornamento per stagione.
Queste misure mirano a diminuire il vantaggio aerodinamico fornito dai grandi alettoni e a minimizzare l’aria sporca. I costruttori avranno quindi meno spazio per installare alettoni larghi e prominenti. A questo si aggiunge il divieto totale dei variatori di altezza e dei dispositivi holeshot, che precedentemente regolavano l’equilibrio delle moto e aumentavano le loro prestazioni al via.
Con queste nuove regolamentazioni, l’intento è di riportare le gare sulle competenze dei piloti piuttosto che sulle tecnologie aerodinamiche. Molti sperano che questi cambiamenti porteranno a battaglie più serrate e a meno problemi di surriscaldamento dei pneumatici anteriori, anche se alcuni dubitano ancora che queste restrizioni vadano abbastanza lontano.


