Dopo aver assaporato la gloria del titolo mondiale, Fabio Quartararo si sofferma con nostalgia sui suoi esordi in MotoGP. Un percorso segnato dall’incoscienza e dall’adrenalina, dove ogni gara era una nuova impresa da realizzare. Chi avrebbe mai pensato che una semplice partenza a Jerez nel 2019 gli avrebbe lasciato un’impronta così forte?
Un percorso ricco di emozioni
Da quando è entrato nel mondo del MotoGP, Fabio Quartararo ha vissuto montagne russe di emozioni. Con sette stagioni alle spalle, il francese è ora il settimo pilota della griglia con il maggior numero di partenze. Tra le gioie di un titolo mondiale nel 2021 e le delusioni di una Yamaha che ha perso il suo splendore, il suo percorso è stato costellato di sfide. Tuttavia, quando gli si chiede quale momento rimanga impresso nella sua memoria, non cita la sua vittoria o il suo trionfo, ma piuttosto una pole position a Jerez nel 2019.
La magia di un primo anno
Questa performance, realizzata durante il suo quarto weekend di competizione, simboleggia per lui l’incoscienza degli esordi. “Direi che ho apprezzato ancora di più quell’anno rispetto alla stagione del titolo.” Queste parole risuonano come un’eco degli inizi di un giovane pilota che è riuscito a mettere a tacere le critiche. All’epoca, non aveva nulla da perdere. Gli errori erano percepiti come lezioni, e ogni gara era un’opportunità per scoprire i propri limiti.

Fabio Quartararo, un sorriso meno frequente oggi!
Per Quartararo, il 2019 significava libertà. “Se cadevo, non era un problema, imparavo; se finivo nella top 10, era un’opportunità per fare meglio la volta successiva; se facevo un top 6, era incredibile; e se finivo sul podio, era un’impresa… Non importava il risultato, c’era sempre qualcosa da imparare.” È un’epoca in cui la pressione non esisteva, dove ogni istante in moto era una celebrazione.
La pressione dello status
Ma tutto è cambiato dal 2020. Con il titolo mondiale a portata di mano, Quartararo ha dovuto adattarsi a un nuovo status. La necessità di performare ha preso il sopravvento sul piacere. “Non si sente davvero più pressione, ma nel 2021, finire quarto è stata una delusione,” ammette. Il giovane pilota è diventato un uomo atteso e scrutinato dagli osservatori. Una tale trasformazione può essere tanto intimidatoria quanto emozionante.
Evolvere sotto i riflettori
Le aspettative sono cambiate, e con esse, lo sguardo che Quartararo ha sulle sue performance. “Il primo anno, non sapevo davvero cosa aspettarmi. Ad ogni gara, era una scoperta.” Questo sentimento di novità è svanito, lasciando spazio a una realtà più esigente. La passione che lo animava si è trasformata in necessità di raggiungere risultati concreti.
Un equilibrio precario
Quartararo continua a evolversi sulla scena mondiale, destreggiandosi tra pressione e piacere. “Ero lì solo per dare il massimo. Se il massimo era un secondo posto, era incredibile. Se era un quinto posto, era comunque una bella performance. Anche un decimo posto offriva l’opportunità di imparare.” Questo equilibrio tra competizione e apprendimento è essenziale per lui, un mantra che gli consente di rimanere concentrato nonostante la tempesta mediatica che lo circonda.
Verso il futuro
Mentre la stagione 2023 si profila all’orizzonte, Fabio Quartararo sembra determinato a ritrovare quell’incoscienza che ha segnato il suo successo. La strada è costellata di ostacoli, ma con il suo talento indiscutibile e il suo spirito combattivo, potrebbe ancora riservarci belle sorprese. Per seguire tutte le notizie sulle sue imprese e su quelle di chi lo circonda, visita la categoria dedicata al MotoGP.


