Impossibile incasellarla in una categoria semplice: questa Boschert B300 Biturbo Gullwing del 1989 prende come base una Mercedes 300 CE, aggiunge porte ad ala di gabbiano e oggi si presenta in vendita a Villa d’Este 2026. L’interesse non è soltanto estetico: la sua unicità, la preparazione meccanica e la sua storia ne fanno un oggetto da collezione tanto affascinante quanto difficile da valutare con freddezza.
Nel flusso delle notizie automobilistiche del momento, questa merita molto più di un semplice cenno nostalgico. Il vero tema è l’incontro, rarissimo, tra l’artigianato degli anni 80, la mitologia Mercedes e un mercato delle aste che adora le auto impossibili da riprodurre.
Villa d’Este mette sotto i riflettori una Mercedes che Stoccarda non ha mai osato produrre
Tra le curiosità annunciate al Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2026, la Boschert B300 Biturbo Gullwing si distingue immediatamente. Broad Arrow Auctions la presenterà in vendita con una stima compresa tra 475.000 e 525.000 euro, un livello che dice già molto: qui non si parla di una semplice derivazione di una coupé Mercedes, ma di un pezzo a sé.
Nei fatti, questa auto è un esemplare unico del 1989 realizzato su base Mercedes-Benz 300 CE. Si ispira apertamente alla 300 SL “Gullwing”, icona assoluta degli anni 50, ma senza cadere nella copia servile. È piuttosto una reinterpretazione pienamente anni 80, con tutto ciò che questo comporta in termini di stile, eccesso e, diciamolo, audacia quasi insolente.
Il progetto Boschert porta la base 300 CE fino al manifesto stilistico
All’origine dell’auto troviamo l’ingegnere tedesco Hartmut Boschert. La sua idea era chiara: prendere una Mercedes contemporanea del suo tempo e trasformarla in una coupé più esclusiva, più spettacolare, quasi più teatrale della vettura donatrice. In altre parole, la 300 CE fungeva da fondamento, ma certamente non da limite.
Presentata al Salone di Francoforte nel 1989, la B300 Gullwing riceve una carrozzeria profondamente rivista. Il frontale riprende quello della Mercedes-Benz SL R129, mentre il tetto e la parte posteriore sono accorciati per abbassare visivamente la silhouette. Il risultato ha qualcosa di una concept car scappata sulla strada: si riconosce Mercedes, ma l’insieme sembra disegnato senza un reparto marketing alle spalle.
L’elemento più impressionante resta ovviamente l’adozione di porte ad ala di gabbiano con apertura elettroidraulica. È questo dettaglio a far passare l’auto dallo status di preparazione di alto livello a quello di UFO meccanico. Va però detto che questa soluzione distingue anche questo esemplare dalle altre Boschert B300 prodotte, quasi tutte dotate di portiere classiche. È una sfumatura essenziale per comprenderne il potenziale valore.
Il suo sei cilindri biturbo racconta un’altra epoca, più ruvida, più leggibile
Sotto il cofano, questa Boschert monta un sei cilindri in linea di 3,0 litri derivato dalla famiglia M103 di Mercedes-Benz. La documentazione menziona una modifica con sistema biturbo sequenziale e una potenza di 283 CV. Si tratta di un livello di prestazioni già molto serio per l’epoca, soprattutto in un’auto pensata come coupé d’eccezione più che come semplice esercizio di stile.
Un punto merita comunque di essere chiarito: il testo iniziale citava un “motore V8 biturbo” in una didascalia d’immagine, ma questa informazione contraddice la descrizione dettagliata del sei cilindri in linea M103. In assenza di una fonte complementare, va quindi considerata valida la configurazione con sei cilindri da 3,0 litri e 283 CV, unico dato coerente nel dossier fornito.

Boschert B300 Biturbo Gullwing (1989), l’abitacolo con il cambio manuale

La meccanica preparata fa parte dell’identità dell’auto

Il dettaglio delle porte con apertura ad ala di gabbiano
La trasmissione si affida a un cambio manuale a cinque marce che invia la potenza alle ruote posteriori. Nell’uso, è quasi questo l’aspetto che rende oggi quest’auto così desiderabile: un’architettura semplice da leggere, un motore termico preparato, nessuna sovrastruttura elettronica moderna menzionata e quella sensazione di guidare una macchina che chiede qualcosa di più di un pollice su uno schermo. Una sportiva analogica, nel senso più nobile del termine.
Il suo valore deriva meno dalla scheda tecnica che dalla sua unicità assoluta
Ci si potrebbe fermare al suo stile o al motore, ma significherebbe perdere il punto essenziale. Ciò che spinge questa Boschert verso l’alto è la sua totale singolarità. Già all’epoca, il suo prezzo superava quello delle Mercedes più costose del catalogo. Questo semplice fatto racconta l’ambizione del progetto: Boschert non cercava di creare un’alternativa ragionevole, ma un pezzo dimostrativo.
Nel mercato attuale, questa logica cambia tutto. Un collector raro si confronta ancora con altri esemplari; una one-off, invece, sfugge in parte ai parametri abituali. È al tempo stesso la sua forza e il suo limite. Il suo valore può crescere grazie al carattere irriproducibile, ma dipende anche molto dalla fiducia dei collezionisti nella sua storia, nel suo stato di conservazione e nella documentazione che la accompagna.
Il suo percorso ne rafforza il fascino, senza cancellare tutte le classiche domande legate a una one-off
L’auto ha vissuto inizialmente in Germania, prima di essere conservata per oltre due decenni da un appassionato che l’aveva scoperta da bambino su una rivista. Questa traiettoria ha un peso. Nel mondo del collezionismo, una vettura mantenuta per convinzione piuttosto che per opportunità ha spesso un sapore particolare. Non è una garanzia assoluta, ma è un vero segnale.
Rivenduta nel 2023, oggi mostra poco più di 39.000 km, presentati come originali. Anche in questo caso, il chilometraggio rafforza l’interesse per il modello senza bastare da solo a sigillarne lo status. Il vero tema è la combinazione tra diffusione minima — qui, un unico esemplare —, specifica atipica e conservazione nel tempo. È questo trio che può far salire le offerte più sicuramente di un semplice stemma sul cofano.

Boschert B300 Biturbo Gullwing (1989): un abitacolo pienamente anni 80
La vendita del 2026 dirà soprattutto fino a che punto il mercato segue gli oggetti automobilistici fuori norma
La messa all’asta è prevista per sabato 16 maggio 2026 a Cernobbio, durante il Concorso d’Eleganza Villa d’Este. Il contesto è perfetto: elegante, molto esposto e popolato da acquirenti sensibili alle auto che raccontano una storia forte. In un luogo simile, una vettura come la Boschert non passa per un’eccentricità. Diventa quasi una presenza naturale.
Resta una classica incognita con questo tipo di dossier: fino a che punto gli offerenti pagheranno l’eccezione più della pura legittimità storica? Una Mercedes ufficiale rara non obbedisce esattamente alle stesse logiche di una creazione artigianale su base Mercedes. È tutta la differenza tra un collector omologato dalla fabbrica e un colpo di genio firmato da un ingegnere indipendente. L’una rassicura, l’altra incuriosisce. E talvolta, l’intrigo vale di più.
In sintesi
- La Boschert B300 Biturbo Gullwing è un esemplare unico del 1989 su base Mercedes-Benz 300 CE.
- Sarà proposta da Broad Arrow Auctions a Villa d’Este 2026 con una stima da 475.000 a 525.000 euro.
- Il suo elemento più spettacolare resta rappresentato dalle porte ad ala di gabbiano con apertura elettroidraulica.
- La meccanica citata in modo coerente nel dossier è un sei cilindri in linea 3,0 litri biturbo da 283 CV, abbinato a un cambio manuale a cinque rapporti.
- Con poco più di 39.000 km dichiarati, combina rarità estrema, storia singolare e forte carica simbolica.
- Il suo valore dipenderà soprattutto dall’appetito del mercato per le Mercedes non ufficiali ma assolutamente introvabili.
In fondo, questa Boschert si rivolge a un collezionista che cerca meno una Mercedes classica e più un frammento molto particolare della cultura automobilistica tedesca. Per guidare qualcosa di diverso, per esporre in modo differente o semplicemente per possedere un’auto che nessuno potrà parcheggiare accanto alla propria. La sua forza è la sua unicità; il suo limite è esattamente lo stesso. Di fronte a lei, le alternative più razionali saranno sempre Mercedes da collezione più note, più documentate e più facili da valorizzare. Ma nessuna avrà questo profumo di prototipo diventato realtà.
