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Auto plug-in: le emissioni reali fino al 401% più alte del dichiarato secondo lo studio ICCT

Le auto plug-in promettono emissioni di CO2 ridotte, ma la realtà è ben diversa. Uno studio dell’International Council on Clean Transportation (ICCT) rivela che i valori reali possono superare di oltre quattro volte quelli dichiarati, mettendo in discussione l’efficacia ecologica di questa tecnologia.

Le auto plug-in hybrid (PHEV) sono state spesso presentate come la soluzione ideale per chi desidera ridurre il proprio impatto ambientale senza rinunciare alla flessibilità dei motori termici. I dati dichiarati, basati su test con batterie cariche, mostrano valori di CO2 particolarmente bassi, soprattutto per i modelli con autonomie elettriche estese. Tuttavia, una recente analisi dell’ICCT getta un’ombra su queste dichiarazioni, evidenziando un divario significativo tra le performance dichiarate e quelle effettive su strada.

Emissioni reali: un divario in crescita

Lo studio dell’ICCT, basato sull’analisi di circa 8 milioni di veicoli immatricolati tra il 2021 e il 2023, confronta i dati ufficiali con quelli registrati dai sistemi di monitoraggio dei consumi a bordo (OBFCM) e dalle segnalazioni degli automobilisti su piattaforme come Spritmonitor.de. Mentre le auto mild hybrid e full hybrid mostrano scostamenti contenuti (intorno al 18-19%), le plug-in hybrid registrano un incremento allarmante delle emissioni di CO2.

Nel 2023, le emissioni medie reali delle PHEV sono risultate superiori del 401% rispetto ai valori dichiarati. Questo dato rappresenta un peggioramento rispetto agli anni precedenti: nel 2021 il divario era del 265%, salito al 323% nel 2022. Un trend preoccupante che indica come, nella pratica, queste vetture non mantengano le promesse ecologiche.

La causa: l’uso effettivo delle modalità elettriche

La discrepanza non è attribuibile a un malfunzionamento dei costruttori, quanto piuttosto a una sovrastima della percentuale di guida in modalità elettrica durante i test di omologazione WLTP. In condizioni reali, gli automobilisti non utilizzano le PHEV come previsto dai protocolli di test. La necessità di ricaricare regolarmente le batterie per massimizzare l’efficienza elettrica viene spesso disattesa.

Studi precedenti, come quello del Fraunhofer Institut di Karlsruhe, avevano già evidenziato questa tendenza, mostrando ad esempio che i possessori di Porsche Cayenne plug-in raramente ricaricavano le batterie. Questo comportamento riduce drasticamente i benefici ambientali delle PHEV, trasformandole, nell’uso quotidiano, in vetture con emissioni paragonabili a quelle dei veicoli tradizionali.

Le raccomandazioni dell’ICCT all’Unione Europea

Di fronte a questi risultati, l’ICCT propone tre raccomandazioni all’Unione Europea per migliorare l’accuratezza delle normative e la trasparenza delle emissioni:

  • Revisione del fattore di utilità PHEV: Aggiornare regolarmente il calcolo della quota di guida elettrica effettiva delle PHEV. Sebbene sia prevista una revisione nel 2027, l’istituto suggerisce un adeguamento più frequente.
  • Meccanismo di correzione delle emissioni: Implementare un sistema per prevenire l’aumento del divario tra emissioni dichiarate e reali, sfruttando i dati OBFCM.
  • Raccolta dati per le elettriche: Estendere la raccolta dei dati OBFCM anche alle auto elettriche per ottenere un quadro più completo e rappresentativo dei consumi energetici reali.