Nel 2026, il marchio Itala farà il suo grande ritorno sulle strade, dopo decenni di oblio. Sostenuta dal Gruppo DR, questa rinascita si inserisce in una storia ricca e affascinante, quella di un marchio che ha segnato l’inizio del XX secolo con la sua innovazione e audacia. Ma dietro questo ritorno si nasconde una leggenda, quella di un’epoca in cui l’Italia era all’avanguardia dell’automobile.
Le origini
Fondata a Torino nel 1903 da Matteo Ceirano, Itala nasce nel cuore del primo distretto industriale automobilistico italiano. Fin dai suoi esordi, si distingue per la qualità della sua produzione e una visione tecnica all’avanguardia, permettendole di affermarsi rapidamente come uno dei principali marchi nazionali, subito dietro Fiat in termini di volumi di produzione. I primi modelli, come i 16 HP e 24 HP, ottengono immediatamente successi sui circuiti, costruendo così una reputazione solida basata su robustezza, affidabilità e prestazioni.
Un momento cruciale si verifica nel 1904 con l’ingresso di significativi capitali genovesi che portano alla creazione della Itala Fabbrica Automobili e all’erezione di una fabbrica moderna. Il design è affidato a figure emblematiche come l’ingegnere Alberto Balloco, autore di modelli iconici. Tra questi, l‘Itala 100 HP, vera star delle competizioni del 1905, si distingue per la sua capacità di imporsi durante la Coppa Florio, battendo anche rivali di fama come le Fiat ufficiali.
I successi e l’avanguardia
Il 1906 segna la consacrazione con la vittoria alla prima Targa Florio. L’anno successivo, Itala entra nella leggenda grazie al raid Pechino-Parigi, vinto dal principe Scipione Borghese su una Itala 35/45 HP. Questo exploit non è solo un fatto sportivo, ma un vero e proprio evento mediatico che proietta il nome Itala sulla scena internazionale, grazie al racconto avvincente di Luigi Barzini nel Corriere della Sera.
Negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, Itala diventa l’incarnazione dell’eccellenza industriale italiana, con una gamma variegata e una rete commerciale internazionale. Si distingue anche per innovazioni tecniche rivoluzionarie, come i motori “avalve”, silenziosi e raffinati, caratterizzati dall’assenza di valvole meccaniche. Questi motori offrono un rendimento superiore del 25% rispetto ai concorrenti dell’epoca, ma il loro elevato costo di produzione limita la loro diffusione.

Il marchio storico Itala
È proprio questa incessante ricerca della perfezione tecnica, unita a una gestione finanziaria delicata, che mette a repentaglio l’equilibrio dell’azienda. Il conflitto mondiale rappresenta un momento drammatico per il marchio.
La guerra e il declino
La riconversione verso la produzione di motori aeronautici sotto licenza Hispano-Suiza comporta investimenti colossali che non saranno compensati dagli ordini governativi, drasticamente ridotti dopo la guerra. Nonostante modelli eleganti e ben concepiti come i 50, 51 e il lussuoso 55 a sei cilindri, Itala fatica ad adattarsi a un mercato in piena mutazione.
<pNegli anni venti, i tentativi di rilancio passano attraverso l’intervento dello Stato e l’arrivo di Giulio Cesare Cappa, che propone la raffinata Itala 61, un modello tecnicamente avanzato ma il cui costo di produzione si rivela proibitivo.

Il motore da competizione Itala quattro cilindri di 15 litri di cilindrata e 120 CV (1907)
Parallelamente, emergono progetti ambiziosi, come le monoposto 11 e 15, veri gioielli di ingegneria che rimarranno allo stadio di prototipo. Le difficoltà finanziarie si moltiplicano fino alla fusione nel 1929 con la Società Anonima Officine Metallurgiche e Meccaniche di Tortona, accompagnata da concordati successivi. Gli ultimi sforzi della “nuova” Itala SACA all’inizio degli anni trenta non riescono a invertire il declino.
Nel 1934, il sipario cala su ciò che molti consideravano “l’altra Fiat”, un marchio capace di anticipare il futuro ma sommerso dai propri limiti strutturali. Oggi, il ritorno annunciato per il 2026 con il Gruppo DR Automobili riaccende la fiamma di una storia fatta di innovazione, exploit epici e ambizioni smisurate, che rappresenta ancora uno dei capitoli più nobili dell’industria automobilistica italiana.
