DS Penske a Berlino: Barnard entra nei punti, Günther resta a un soffio

Dopo una lunga pausa, DS Penske è tornata a Berlino con un fine settimana pulito, tattico e più solido del previsto. Su un tracciato duro per le gomme, il team franco-americano ha trasformato una qualifica complicata in un arrivo a punti per Taylor Barnard, mentre Maximilian Günther è rimasto in corsa senza riuscire a concretizzare.

DS Penske a Berlino: Barnard entra nei punti, Günther resta a un soffio

In Formula E basta spesso un dettaglio per cambiare l’esito di una gara. A Berlino quel dettaglio si è chiamato strategia, con il Pitboost obbligatorio e un solo Attack Mode da gestire in una corsa dove non c’è spazio per gli errori. È anche per questo che il weekend berlinese conta: mette in evidenza quanto la categoria premi non solo il passo, ma soprattutto la capacità di leggere la gara.

Berlino ha riportato le squadre davanti a un banco di prova severo

Il ritorno del campionato a Berlino, dopo sei settimane di pausa, è avvenuto con il sole. Ma il meteo, in questo caso, contava poco. Il circuito resta infatti uno dei più impegnativi del calendario per le gomme, perché il fondo in cemento e le sue scanalature costringono le squadre a lavorare bene fin dai primi giri.

DS Penske ha impostato bene l’avvio del weekend. Nelle prime libere la vettura è sembrata subito in ritmo, con diversi passaggi ai box per regolare le pressioni e preparare al meglio le mescole. È il genere di lavoro che non fa notizia da solo, ma in Formula E spesso vale più di un giro spettacolare.

Il segnale più forte è arrivato da Taylor Barnard, autore del miglior tempo della prima sessione con la DS E-Tense FE25 e anche del record assoluto del circuito. Maximilian Günther non era lontano, quarto. Non era ancora una sentenza, ma una conferma utile: la DS aveva il potenziale per stare davanti.

Le libere hanno confermato una DS E-Tense FE25 efficace sul giro

La seconda sessione di prove libere ha rafforzato questa impressione. Il ritmo è rimasto alto e le due DS Penske sono rimaste nelle posizioni di vertice, chiudendo quarta e quinta. Su un tracciato dove il grip cambia in fretta e un’inesattezza si paga subito, questa continuità pesa quasi quanto il tempo sul giro.

Il dato non è secondario. In Formula E una buona prestazione in prova non garantisce nulla, ma almeno evita di inseguire da subito. Berlino è proprio il tipo di pista in cui una vettura competitiva nelle libere può poi complicarsi la vita se non tiene sotto controllo temperatura, gomme e finestra di utilizzo dell’energia. DS Penske aveva dunque una base credibile, anche se non ancora definitiva.

Le qualifiche, però, hanno riportato tutti alla realtà di un format spietato. Nel gruppo A, Taylor Barnard ha mancato i quarti per un solo centesimo. Nel gruppo B, Maximilian Günther ha chiuso sesto nella sua batteria e si è ritrovato 11° in griglia, subito dietro al compagno. Il weekend promettente iniziava già a frenarsi per effetto del regolamento e degli spazi ridottissimi tra i concorrenti.

In qualifica, un solo centesimo è bastato per cambiare tutto

Il punto vero è che Berlino non concede margine. Con distacchi minimi e una gerarchia strettissima, un buon giro non sempre basta per aprire la porta giusta. Barnard ha pagato la densità del gruppo A, Günther quella di un gruppo B ancora più chiuso. Il risultato è stato chiaro: due DS Penske in mezzo al plotone, lontane dalla posizione ideale per trasformare la velocità del venerdì in un risultato pesante al sabato.

È una dinamica tipica della Formula E, ma resta dura da digerire. Una squadra può brillare nelle libere e trovarsi in difficoltà appena si compone la griglia. A Berlino la conseguenza è immediata: partire decimi o undicesimi obbliga a puntare tutto su strategia, neutralizzazioni e tempismo. Ed è proprio su questo terreno che DS Penske ha scelto di insistere.

Il Pitboost ha riportato la strategia al centro del sabato

La prima gara del weekend si è disputata su 39 giri, pari a 92,58 km, con un vincolo in più: il Pitboost. Questa ricarica rapida prevede una sosta di almeno 34 secondi, non per un rifornimento tradizionale ma per inserire nella corsa una fase strategica obbligatoria. In più, era disponibile un solo Attack Mode, con sei minuti di potenza extra.

Tradotto: non bastava essere veloci. Bisognava leggere il traffico, scegliere il momento giusto e non farsi trovare fuori fase. E su questo terreno DS Penske ha spesso dimostrato di sapersi muovere bene. Una qualità preziosa in una disciplina dove la tattica pesa quasi quanto il passo puro.

Dopo una partenza pulita, Max Günther e Taylor Barnard si sono subito sistemati nel gruppo di testa, oscillando tra prima e quinta posizione. Il team franco-americano ha poi gestito gli stop Pitboost con ordine: Barnard al 19° giro, Günther un giro più tardi. Una scelta tutt’altro che casuale, utile per allargare le opzioni e non costringere entrambe le vetture alla stessa finestra di gara.

Barnard è entrato nei punti, Günther è rimasto a ridosso

Dopo la ricarica, la gestione dell’Attack Mode ha fatto il resto. Taylor Barnard lo ha attivato al 30° giro, più tardi della maggior parte dei rivali. Il vantaggio cronometro gli ha permesso di guadagnare due posizioni e chiudere 8°. In un campionato così serrato, entrare nei punti dopo una partenza complicata vale già molto.

Maximilian Günther ha provato fino all’ultimo. Combattivo nell’ultimo giro, ha mancato il top 10 di pochi decimi e ha mantenuto l’11ª posizione di partenza. Un piazzamento amaro, certo, ma anche indicativo: la macchina aveva il passo per stare più avanti, anche se la gara non ha aiutato.

Nel complesso, DS Penske lascia Berlino con un bilancio misto ma coerente. Barnard porta a casa il risultato utile, Günther resta in scia e la squadra conferma di avere ancora una buona lettura strategica. Il punto, ora, è capire se questa base potrà diventare qualcosa di più solido nelle prossime uscite.

La domenica cambiava il format, non la pressione

La seconda gara del weekend proponeva uno scenario diverso: 37 giri invece di 39, niente Pitboost, ma due Attack Mode da quattro minuti ciascuno. Meno vincoli legati alla ricarica, più possibilità di fare la differenza nel momento giusto. In Formula E basta questo per cambiare la gara.

Per DS Penske l’obiettivo è chiaro: trasformare il buon passo visto il venerdì, la disciplina strategica del sabato e la solidità in corsa in un risultato più pieno nell’arco del doppio appuntamento. A Berlino la base c’è. Manca ancora l’esecuzione perfetta.

Il bilancio di DS Penske a Berlino

  • Barnard ha segnato il miglior tempo della prima sessione, con il record assoluto del circuito.
  • La DS Penske si è dimostrata efficace su un tracciato molto impegnativo per le gomme.
  • Le qualifiche sono state più dure, con Barnard eliminato per un centesimo e Günther 11° in griglia.
  • Il sabato la strategia Pitboost ha permesso a Barnard di chiudere 8° e quindi a punti.
  • Günther ha mancato di poco il top 10, restando però agganciato al gruppo di testa.
  • La domenica prometteva un gara diversa, con due Attack Mode e senza Pitboost.
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