Il Gran Premio di Monaco, teatro di velocità folli e curve strette, spinge gli ingegneri di Formula 1 a raddoppiare l’ingegno. Quest’anno, la soppressione della ‘modalità rettilineo’ ha aperto la porta a un’astuzia regolamentare: la sostituzione degli attuatori dell’ala posteriore con una cascata di alette, una soluzione radicale per massimizzare il carico aerodinamico sul Principato.
Questo fine settimana monegasco, dove l’efficienza aerodinamica prevale sulla resistenza all’avanzamento, vede fiorire configurazioni dell’ala posteriore a dir poco sorprendenti. L’obiettivo? Sfruttare ogni minima parte del regolamento per rosicchiare decimi di secondo cruciali sul circuito più mitico del calendario.
Monaco, il circuito che stravolge le priorità aerodinamiche
Sulla maggior parte dei circuiti del campionato del mondo di Formula 1, i team devono destreggiarsi continuamente tra la ricerca del carico aerodinamico e la riduzione della resistenza. L’efficienza è sovrana, poiché i lunghi rettilinei penalizzano pesantemente le vetture che generano troppa resistenza all’aria. Ma Monte Carlo è un’eccezione alla regola. Qui, le velocità di punta sono limitate e le curve si susseguono a bassa velocità. Gli ingegneri possono quindi permettersi di ‘caricare’ le loro monoposto di carico, anche a costo di sacrificare un po’ di efficienza. L’accelerazione in uscita di curva diventa allora il fattore chiave di performance. Sullo scoglio, il famoso ‘carico sporco’ è una strategia azzeccata, poiché nessun rettilineo è abbastanza lungo perché la resistenza diventi un handicap importante.
Il vuoto regolamentare: una scatola di sorprese aerodinamiche
Il regolamento tecnico della FIA impone che l’intera carrozzeria di una monoposto rispetti dimensioni precise. Una ‘scatola’ virtuale rettangolare è definita al vertice dell’ala posteriore, all’interno della quale deve alloggiare l’attuatore dell’ala. Questo elemento, un tempo utilizzato per il DRS (Drag Reduction System) e ora dedicato all’aerodinamica attiva, si ritrova superfluo questo fine settimana con la soppressione della ‘modalità rettilineo’. I team hanno quindi avuto l’astuta idea di utilizzare questo spazio regolamentare, inizialmente previsto per un componente diventato inutile, per integrarvi una serie di minuscole alette. Queste ultime mirano a massimizzare il carico aerodinamico, un elemento fondamentale per la performance sul tracciato urbano.

L’effetto domino delle alette per potenziare il carico
Queste alette non si limitano a generare carico in modo isolato. Possono anche migliorare l’efficienza complessiva dell’ala posteriore creando una corrente ascensionale. Questo fenomeno induce una zona di bassa pressione nella parte posteriore della vettura. Se questa zona è armoniosamente collegata al diffusore, aumenta la suzione sotto il telaio, accelerando il flusso d’aria e, di conseguenza, generando ancora più carico aerodinamico. È un po’ l’effetto domino applicato all’aerodinamica: ogni elemento contribuisce ad amplificare la performance complessiva.
Mercedes, l’audacia allo stato puro
Tra le scuderie che hanno optato per questa soluzione, Mercedes si distingue per il suo approccio particolarmente radicale. La configurazione del suo dispositivo aerodinamico assomiglia a una vera e propria cascata di profili. Il pilastro principale supporta un trio di alette sovrapposte, sormontato da un’aletta supplementare. Dietro, altre due file di due alette completano il dispositivo, l’ultima delle quali è fissata al flap superiore dell’ala. Per massimizzare la loro efficacia, ciascuna di queste alette è dotata di un ‘Gurney’, un piccolo bordo rialzato che aumenta la portanza.
Red Bull, Audi, Ferrari e Cadillac: interpretazioni variegate
Gli altri concorrenti non sono da meno. Red Bull sembra aver modificato il box dell’attuatore standard per integrarvi due alette, incorniciate da piastre terminali. Audi ha scelto una soluzione simile a quella della Ferrari, con due elementi a cascata fissati sul piano superiore dell’ala posteriore, partendo da un pilone solidale al piano principale. Questa configurazione assomiglia a una linguetta aggiuntiva. Cadillac, dal canto suo, ha completamente rimosso la sezione dell’attuatore per integrare il proprio design. Infine, Racing Bulls ha trasformato il suo box dell’attuatore in un’unica linguetta, allungando così la corda effettiva della parte centrale dell’ala posteriore, e ha anche aggiunto un Gurney sul bordo d’uscita.
Monaco 2026: un assaggio delle future innovazioni
Queste astuzie regolamentari, sebbene specifiche per questo fine settimana monegasco, testimoniano la costante inventiva dei team di Formula 1. Dimostrano che anche in un quadro tecnico rigoroso, esistono sempre margini di manovra per innovare e ottimizzare la performance. Il circuito di Monaco, con le sue esigenze uniche, diventa così un laboratorio a cielo aperto per gli aerodinamici, offrendo uno sguardo sulle soluzioni che potrebbero influenzare i design futuri.
- Sfruttamento del regolamento: I team hanno approfittato della soppressione della ‘modalità rettilineo’ per reinventare l’ala posteriore.
- Massimizzazione del carico: L’obiettivo principale è generare il massimo carico sul circuito di Monaco.
- Soluzioni diverse: Ogni scuderia ha sviluppato la propria interpretazione del concetto di alette multiple.
- Ingegno aerodinamico: Il circuito urbano monegasco spinge a soluzioni estreme e creative.
- Effetto domino: Le alette migliorano l’efficienza complessiva dell’ala e del diffusore.
- Anticipazione tecnologica: Queste innovazioni potrebbero prefigurare sviluppi futuri in F1.
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