Non classé

MotoGP: il “holeshot device” divide i piloti in vista del divieto

Il MotoGP si prepara a dire addio al “holeshot device”, ma la questione della sua pericolosità alla partenza resta un tema caldo tra i piloti. C’è chi lo vede come causa di caos e incidenti, chi invece punta il dito sulla natura stessa delle partenze.

La sicurezza in pista nel Motomondiale è un tema sempre attuale e, dopo recenti e spettacolari cadute, sono emerse diverse proposte per migliorarla. Una di queste riguarda il divieto del discusso “holeshot device”. Questo sistema, che abbassa la moto per limitare l’impennata in accelerazione, migliora le prestazioni, ma il suo sgancio, spesso legato a una frenata potente, potrebbe creare problemi, specialmente nelle curve veloci del primo giro. L’idea è di eliminarlo già quest’anno su alcune piste, per poi bandirlo definitivamente nel 2024. Ma nel paddock, le opinioni divergono radicalmente sul reale impatto di questo dispositivo sugli incidenti.

Jack Miller, un critico del “holeshot device”

Per Jack Miller, il “holeshot device” è diventato un fattore che aggrava il caos alla partenza. L’australiano ritiene che l’uso generalizzato di questo strumento, che annulla il vantaggio di alcuni, costringa tutti i piloti a frenare in modo eccessivo e imprevedibile alla prima curva. “Arriviamo tutti insieme, dobbiamo frenare tutti tantissimo”, spiega, indicando l’incoerenza delle reazioni in frenata come un problema direttamente collegato al dispositivo. Suggerisce che questo effetto possa aver contribuito alla caduta di Johann Zarco durante la seconda partenza a Barcellona, dove si è osservata una differenza di reazione in frenata.

MotoGP: il "holeshot device" divide i piloti in vista del divieto

Johann Zarco è caduto durante la seconda partenza a Barcellona.

Miller insiste sul fatto che Barcellona, con la sua prima curva stretta e veloce, è sempre stata un punto critico, e che l’arrivo ad alta velocità combinato all’effetto del “holeshot device” rende la situazione ancora più delicata. L’idea è che l’irregolarità dello sgancio del sistema, unita alla velocità, crei situazioni in cui i piloti faticano a trovare un punto di frenata stabile, aumentando il rischio di contatti o perdite di controllo.

Bagnaia e Di Giannantonio: il device, stabilizzatore anziché pericolo

In contrasto con la visione di Miller, Pecco Bagnaia difende il “holeshot device”. Per il campione del mondo in carica, il dispositivo è in realtà un elemento di stabilizzazione. Senza di esso, le moto impennerebbero maggiormente in rettilineo, rendendo le partenze potenzialmente più pericolose. Sostiene che il numero di infortuni non è aumentato con l’uso di questi sistemi e che il pericolo risiede piuttosto nella volontà dei piloti di guadagnare quante più posizioni possibile fin dall’inizio della gara, sapendo che poi è difficile superare. “I device non sono più pericolosi”, afferma, ricordando che gli incidenti alla prima curva sono sempre esistiti.

MotoGP: il "holeshot device" divide i piloti in vista del divieto image 2

Pecco Bagnaia non ritiene pericoloso il “holeshot device” alla partenza.

Fabio Di Giannantonio condivide questa opinione. Sottolinea il fatto che tutti utilizzano lo stesso equipaggiamento, rendendo il vantaggio nullo. Il vero pericolo, secondo lui, deriva dalla natura delle partenze stesse: tutti i piloti arrivano contemporaneamente alla prima curva, a velocità diverse da quelle dei giri successivi, e il punto di frenata diventa quindi una variabile incontrollabile. “Non abbiamo un riferimento chiaro dove frenare”, constata, evidenziando che su alcune piste la velocità di approccio è insolitamente elevata, amplificando il rischio.

Bezzecchi: il pericolo è insito nella gara

Marco Bezzecchi, attuale leader del campionato, adotta una posizione simile. Per lui, la prima curva dopo una partenza è intrinsecamente pericolosa, indipendentemente dalla moto o dalla tecnologia a bordo. La velocità in MotoGP è molto superiore a quella delle categorie inferiori, rendendo le frenate estremamente difficili. Non vede il “holeshot device” come la causa principale delle cadute alla partenza, anche se riconosce che alcuni circuiti, come Le Mans, presentano difficoltà specifiche legate a una frenata meno intensa alla prima curva. Conclude che gli errori fanno parte integrante della gara e che nessuno ne è esente.

L’idea generale condivisa da Bagnaia, Di Giannantonio e Bezzecchi è che il “holeshot device” non sia il principale colpevole. I piloti cercano di massimizzare la loro posizione fin dall’inizio, e questa aggressività, combinata alla natura specifica delle prime curve su alcuni circuiti, crea le situazioni di rischio. Il prossimo divieto, quindi, potrebbe non risolvere da solo il problema delle cadute alla partenza.

Cosa c’è da sapere sul “holeshot device” e la sicurezza in MotoGP

  • Divergenza di opinioni: I piloti sono divisi sul ruolo del “holeshot device” negli incidenti alla partenza.
  • Argomenti per il divieto: Alcuni lo ritengono responsabile di un caos maggiore e di frenate imprevedibili.
  • Argomenti contro il divieto: Altri ritengono che stabilizzi la moto e che il pericolo derivi dall’aggressività delle partenze.
  • Natura delle partenze: La difficoltà nel trovare un punto di frenata costante alla prima curva è citata come un fattore di rischio importante.
  • Contesto dei circuiti: La velocità di approccio e la configurazione delle prime curve giocano un ruolo cruciale.
  • Divieto imminente: Il dispositivo sarà bandito nel 2024, ma il dibattito sulle sue conseguenze sulla sicurezza resta aperto.

[Acosta]

[les autres]