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Nissan Gloria Cima: Il Lusso Giapponese al Suo Apice

Negli anni ’80, mentre il mondo dell’automobile era in preda a una guerra spietata tra i colossi giapponesi, Nissan colpì forte con la Gloria Cima. Un modello che incarna il lusso alla giapponese, a metà strada tra eleganza e potenza, e che riuscì a sedurre un pubblico in cerca di raffinatezza. Ritorno su un’auto che ha segnato la sua epoca, ma che oggi sembra dimenticata.

Immagine di una Nissan Gloria Cima del 1988 in un parcheggio

Le Origini di un Duello Epico

Tutto è iniziato poco più di 30 anni fa. A quel tempo, i due colossi giapponesi, Nissan e Toyota, si affrontavano in un duello che sembrava senza fine. Nissan ha estratto la prima mossa, lanciando la Gloria Cima al culmine della bolla economica giapponese. Un colpo di maestro, ma la storia ci mostra che il marchio ha poi perso il suo vantaggio. Questo modello, sebbene innovativo, è il riflesso di un’epoca in cui tutto sembrava possibile.

Il Contesto Economico Giapponese degli Anni ’80

Mentre l’Europa e gli Stati Uniti cercavano di rispondere all’invasione dei veicoli giapponesi, il Giappone viveva un periodo di crescita economica sostenuta. Le classi medie facevano profitti, ma la loro avarizia nei confronti della spesa era quasi leggendaria. Tuttavia, le auto straniere diventavano sempre più ricercate. I modelli nazionali, limitati da regolamentazioni severe, faticavano a competere con la presenza seducente di marchi come Mercedes-Benz o Jaguar. L’arrivo della Gloria Cima segnava allora un punto di svolta.

Il Lancio della Gloria Cima

Nissan aveva un piano audace: creare un’auto di lusso che potesse competere con i modelli stranieri. A tal fine, hanno preso il Cedric/Gloria Y31, l’hanno leggermente allungato e allargato, prima di integrarlo con tutto ciò che poteva piacere ai consumatori, tranne un motore V8. Con un design distintivo e una finitura curata, la Gloria Cima è stata lanciata nel gennaio 1988, proprio quando il mercato era in piena effervescenza.

La Gloria Cima si distingueva per le sue dimensioni imponenti: 4,89 m di lunghezza e 1,77 m di larghezza, ovvero quasi 250 kg in più rispetto al Cedric/Gloria Y31. Questi numeri sono significativi e testimoniano la volontà di Nissan di competere nel campo delle grandi berline di lusso.

Prestazioni all’Altezza

La gamma proponeva diverse finiture, tra cui il Tipo II Limited, dotato del motore turbo VG30DET da 3 litri che erogava 255 cavalli. Le versioni non turbo si accontentavano di 200 cavalli, ma poco importava; il vero fascino risiedeva nella sensazione di guida. La trasmissione automatica a quattro velocità e la trazione posteriore offrivano un’esperienza di guida confortevole e potente.

Le vendite hanno superato tutte le aspettative con 36.400 unità vendute nel suo primo anno. In soli tre anni, quasi 130.000 modelli avevano trovato acquirente. Questa popolarità ha dato origine al termine “fenomeno Cima”, rivelando un appetito insaziabile per le berline di lusso giapponesi.

Il Design: Tra Eleganza e Audacia

Il design della Cima è spesso giudicato più seducente di quello del suo diretto concorrente, la Toyota Crown. Sebbene l’estetica sia soggettiva, è innegabile che la silhouette slanciata e il hardtop le conferiscano un aspetto raffinato. Il mix tra la sofisticatezza del retro e un anteriore un po’ troppo carico è un equilibrio delicato. Non mi azzarderei a dire che si tratta di un capolavoro, ma è sicuramente un modello che ha saputo segnare la sua epoca.

L’Ascesa e la Decadenza di Infiniti

Nello stesso momento, Infiniti cercava di penetrare il mercato americano con il Q45, basato sulla Nissan President. Sfortunatamente, quest’ultimo non ha incontrato il successo sperato. Il suo design poco ispirato e una campagna di marketing maldestra hanno rapidamente portato a vendite deludenti. Al contrario, la Cima continuava a brillare sul mercato giapponese. Nel 1991, il nuovo Cima Y32 è nato, ma la magia delle prime generazioni non è mai stata ritrovata.

Un Eredità Mista

Con il senno di poi, appare chiaro che Nissan avrebbe potuto evitare molti problemi ribattezzando la Cima sotto il marchio Infiniti sin dal suo lancio. Sebbene disponga solo di un V6 da 3 litri contro i V8 concorrenti, la sua presentazione e le sue caratteristiche interne superavano quelle del Q45. La popolarità della Cima è da allora diminuita, ma rimane un simbolo dell’apice del lusso automobilistico giapponese degli anni ’80.

Dal suo ritiro dal mercato nel 2010, seguito da una riapparizione in forma ibrida nel 2012, il futuro della Cima sembra incerto. Forse una nuova generazione riporterà alla mente i ricordi di un’epoca in cui le berline giapponesi facevano sognare il mondo intero.